Il nostro ricordo di Peppino Impastato

di Domenico Tubiolo il 9 maggio 2009 alle 0:21:14

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Il 9 maggio 1978, sui binari della linea ferrata Palermo Trapani, una carica di tritolo dilaniava il corpo di Peppino Impastato appena trentenne.

Qualche giorno prima dell’attentato una mostra fotografica, da lui organizzata, denunciava il degrado urbano di Cinisi e i forti interessi della consorteria mafiosa nel sacco edilizio. Figlio di una famiglia molto vicina ad ambienti mafiosi, quella di Peppino potrebbe essere la storia di ogni siciliano. Di ogni siciliano a cui può capitare la sventura di nascere in una famiglia mafiosa, di essere figlio… nipote… cugino… di…

A differenza dei molti, dei tanti che hanno avuto il destino di nascere e di continuare a vestire la mise mafiosa, Impastato ebbe il coraggio di rompere il circolo vizioso. Il coraggio di scegliere la legalità, le regole, la giustizia e di dare una spallata al pesante clima omertoso incombente sulla provincia palermitana degli anni ‘70.

A 31 anni dalla sua barbara soppressione quello di oggi deve essere un ricordo libero da retorica. Un ricordo capace di leggere un periodo storico, una vicenda, e di trarne stimolo per una riflessione utile. Ecco allora che l’affaire Impastato ci parla nella misura in cui entra in risonanza con il nostro spirito. Lo spirito di una epoca che ha visto morire, dopo Impastato, Cesare Terranova, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Mauro Rostagno e poi Ciaccio Montalto, Falcone, Morvillo, Borsellino. La loro vita, il loro esempio, l’esempio di tutte le vittime della mafia, fanno parte di quel sentire comune che ci rende membri di questa società.

Grazie a uomini come Peppino Impastato, il termine mafia non è più quell’idioma impronunciabile di un tempo. In un clima molto diverso oggi la mafia, anche se non sconfitta, è un fenomeno contrastabile, alla portata delle attività che quotidianamente le forze dell’ordine e la magistratura mettono in campo. Ma ciò che ancora oggi ci parla della vita e della morte di Impastato è quel suo ritornare alla società civile, ai giovani, alla necessità di formare una coscienza civica, al rispetto della legge per il piacere della legge. Senza coscienza civica, senza il contributo dei giovani, la società è destinata al declino, alla deriva. Una mafia sarà sconfitta, altre ne sorgeranno. Tema di estrema attualità in un’epoca, la nostra, dal facile conformismo.

Ai giovani Impastato dedicò gran parte del suo impegno civile. Nel tentativo di ridestarli dal vischioso conformismo che già irretiva i loro genitori: quello mafioso. Genitori che, come i suoi, pensavano che mai un giovane dovesse osare contro l’autorità mafiosa, sgarrare. Ed egli rispondeva con l’impegno a soffiare sulla cultura del diritto, dei diritti, in una società che molto, troppo spesso considerava il diritto una concessione. Mi vengono alla mente due citazioni. Le parole di Rocco Chinnici, tratte da una raccolta di scritti postuma. “Io credo nei giovani. Credo nella loro forza, nella loro limpidezza, nella loro coscienza. Credo nei giovani perché forse sono migliori degli uomini maturi, perché cominciano a sentire stimoli morali più alti e drammaticamente veri. E in ogni caso sono i giovani che dovranno prendere domani in pugno le sorti della società, ed è quindi giusto che abbiano le idee chiare. Quando io parlo ai giovani della necessità di lottare la droga, praticamente indico uno dei mezzi più potenti per combattere la mafia…”. E “Porte Aperte” di Sciascia. “Di pensiero in pensiero, si trovò avvertitamente a dire:”Una cosa cui allora si badò poco: era libero docente di diritto penale all’università di Bologna”.
“Chi?” domandò il procuratore.
“Matteotti” disse il giudice: ma dallo sguardo guardingo, e con un che di compassionevole, del procuratore, capì di avergli suscitato, oltre che diffidenza un sospetto di disordine mentale, di sconnessione. L’argomento era spinoso, spinosissimo; e che c’entrava quel particolare della libera docenza? Ma da quel particolare era rampollata nella mente del giudice una constatazione: che Matteotti era stato considerato, tra gli oppositori del fascismo, il più implacabile non perché parlava in nome del socialismo, che in quel momento era una porta aperta da cui scioltamente si entrava ed usciva, ma perché parlava in nome del diritto. Del diritto penale.
”. Il diritto, implacabile oppositore del fascismo nel romanzo di Sciascia, implacabile nemico della mafia oggi. Il diritto che era la parola d’ordine del circolo “Musica e Cultura” fondato a Cinisi nel 1975, all’interno del quale trova voce il femminismo militante.

Ultima considerazione, prima di chiudere questi pensieri sparsi in memoria di un martire del XX secolo. Peppino Impastato, con le sue denunce, con il suo fare nome e cognome di mafiosi, più o meno potenti, fu tra i primi a capire che la mafia non aveva paura della sociologia antimafiosa, ché anzi quella era ben tollerata, sostenuta dagli stessi mafiosi. Pagò con la vita il suo impegno. L’aver messo in pratica un agire che nemmeno presso i tribunali era in uso, gli costò caro. Di uomini come Impastato, del suo coraggio abbiamo bisogno ancora oggi. Per impedire che del conformismo mafioso prenda il posto quello dell’antimafia di facciata.

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Categorie: Primo Piano

Commenti
Luca MancinoNo Gravatar il 9 maggio 2009 alle 11:21

Ciao a tutti.Anche io come tutti voi oggi ricordo con commozione e grande orgoglio Peppino impastato.Chi è stato e l’esempio che ogni giorno resta per tutti ni!Ma voglio farvi solo una piccola domanda che non vuole essere per niente una provocazione:perchè quando ricordate le vitime di mafia ricordate solo coloro che erano alte cariche dello stato,e non ricordate anche gli agenti della scorta?anche loro come Peppino,falcone e Borsellino si ean schierati dalla parte del bene.

Domenico TubioloNo Gravatar il 9 maggio 2009 alle 11:45

Hai ragione Luca. Ti faccio però notare che un riferimento, nell’articolo, a tutte le vittime della mafia c’è. Purtroppo se si dovessero scrivere i nomi di tutte le vittime della mafia – dal portiere dello stabile di Chinnici agli uomini di scorta di Falcone e Borsellino, agli uomini appartenenti alle forze dell’ordine – non basterebbe lo spazio che il blog ha dedicato all’articolo.

Luca MancinoNo Gravatar il 9 maggio 2009 alle 18:29

Allora chiedo scusa,anche se penso che invece di ricordarne qualcuno è meglio non fare nomi

Crotone Bloggalo!No Gravatar il 14 maggio 2009 alle 15:38

Esempio non solo per i siciliani, quanto direi esempio per tutti. Nonostante l’abbia ascoltata centinaia di volte, quando sento “I Cento Passi”, la canzone dei Modena City Ramblers dedicata a Peppino, qualcosa dentro mi si smuove. Anche aver ascoltato le sue trasmissioni (gentilmente messe in rete da http://www.peppinoimpastato.com) mi ha creato una sorta di lacrima, come sentire al telefono un caro amico col quale avevi comunicato solo a grande distanza. Personalmente, è l’Esempio da seguire, per quanto possa essere difficile farlo in una terra come la mia.

Vittorio Lascala

GraziellaNo Gravatar il 24 maggio 2009 alle 09:46

Gli eroi di oggi sono questi.
Sono commossa.
Perchè non ricordare anche il giudice Livatino?

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