Intervista esclusiva di bloggalo! ai Sei Ottavi
di Manuela & Veronica il 16 ottobre 2009 alle 0:13:49
Sei ottavi. Il nome della band palermitana è già di per sé piuttosto evocativo. Automaticamente si pensa a un tempo musicale. Ma non ci si rende conto fino in fondo del significato della parola “musica” se prima non li si vede sul palco. Tre donne e quattro uomini, un mix perfetto di voci e classe innata, di performances che vanno oltre la musica stessa e toccano il musical, il teatro, il cinema e qualsiasi forma d’arte, compresi schetch divertenti, adatti ad intrattenere qualsiasi tipo di pubblico.
Una miscela vincente, che vede i suoi protagonisti in Massimo Sigillò Massara, Vincenzo Biondo, Vincenzo Gannuscio, Kristian Andrew Thomas Cipolla, Elisa Smeriglio, Alice Sparti e Chiara Castello.
Personalità molto diverse che riescono a completarsi e incastonarsi a vicenda in un puzzle che non può non saltare all’occhio.
Da scrittrice di una rubrica sull’arte non potevo di certo non pensare a loro, e il mio incontro con i ragazzi non può essere classificato solo sotto la voce “meeting professionale”. Li conosco da tempo, li ho seguiti in moltissime tappe, ho assistito a concerti in piazza, li ho visti in teatro più volte e in occasione di diversi spettacoli, e infine, ho seguito l’evolversi del loro percorso durante la prima edizione del talent show di Rai Due, X-Factor.
Premetto quindi che l’intervista riportata qui di seguito non è solo frutto di un’aspirazione professionale, ma è nata soprattutto da un’ammirazione artistica e personale che io nutrivo già da tempo nei loro confronti.
Tutto si è svolto nell’arco di mezzora. Una chiacchierata che alterna toni più seri e professionali a toni più familiari e confidenziali. Un breve excursus che racconta la nascita del gruppo, l’esperienza in televisione, quella live sia a Palermo che fuori la Sicilia e altre interessanti considerazioni.
“ Cosa, personalmente e musicalmente, vi ha portato ad essere i Sei Ottavi?”
Il primo a rispondere è Massimo: “Dieci anni fa, formai un gruppo identico a questo, i Sette Ottavi, che però si sciolsero nel 1996. Sin da piccolo mi sono appassionato alla musica degli Swingle Singers, ho partecipato a moltissimi cori e ho fatto musical, dunque il mio approccio alla musica è piuttosto vario. Dopo dieci anni esatti ho provato a riformare il gruppo, trovando poco a poco i vari componenti, prima Vincenzo ..”piccola pausa ,”..poi Vincenzo .. “ risatine. “E abbiamo iniziato a fare concerti con un’altra formazione, fino a quando nel 2006 si sono aggiunte Alice ed Elisa.”
Alice: “Io ho iniziato a cantare come solista, mi sono appassionata alla musica jazz e anche agli Swingle Singers che mi hanno consentito di conoscere e amare il mondo della musica a cappella. Poi Kristian, che già conoscevo, purtroppo – scherzosamente – mi ha proposto di cantare nei Sei Ottavi, inizialmente come soprano, ma io ho detto di no.” Interviene Vincenzo Biondo: “No, ti abbiamo scartata noi!” e da lì partono altre risate che nonostante rendano distesa l’atmosfera, contribuiscono a farmi comprendere i rapporti intimi e armoniosi che intercorrono tra i componenti della band.
Successivamente Alice riprende a raccontare: “Quando si è liberato il posto da contralto sono finalmente entrata. Ma adesso canto anche da mezzo soprano.”
Elisa: “Io provengo dal musical. Ho studiato ballo e parallelamente canto come performer e grazie a mio padre feci un provino per un musical, Corleone (con la regia di Massimo Sigillò Massara, n.b.). Da lì conobbi i Sei Ottavi che mi proposero di entrare come soprano.”
Chiara: “Ho iniziato a studiare musica sin da bambina, ho studiato pianoforte, inizialmente con un maestro privato, e successivamente frequentando il conservatorio per cinque anni. Quando poi ho iniziato ad appassionarmi anche al canto, ho studiato Gospel e tramite Vincenzo(Gannuscio) che faceva già parte dei Sei Ottavi, ho saputo che si cercavano nuovi elementi. E così eccomi qua.”
Arriva il turno di Vincenzo Biondo che inizia a raccontare dell’esperienza personale andando forse, un po’ troppo a ritroso: “Io.. io niente, vengo dalla Kalsa …”, un espediente per mascherare la timidezza, probabilmente. “.. Ho iniziato al conservatorio, mi sono diplomato in pianoforte e ho studiato anche didattica. Ho sempre cantato, sin da piccolo, in vari cori ed è stato durante una di queste esperienze che ho conosciuto Vincenzo(sempre lui, Gannuscio). Ho conosciuto Massimo, alle prese con la nuova formazione del gruppo, che mi ha chiesto se volessi partecipare e la mia risposta è stata, ovviamente, affermativa.”, poi torna a scherzare: “Mi sono imbarcato in questa avventura, ignaro delle conseguenze …”, si stringe nelle spalle, facendo un po’ lo gnorri mentre noi, neanche a dirlo, ridiamo e Vincenzo(Gannuscio, di nuovo lui) chiarisce ogni dubbio: “E così ha trovato un gruppo e una moglie!”.
Kristian: “Io ho iniziato suonando il pianoforte, poi l’ho abbandonato e iniziato a cantare sin da piccolo.” Risposta che non manca di una sana dose di ironia: “Una decina di anni fa insomma.. i miei ventitré anni… “ Ritorna serio e torna a narrare la sua esperienza musicale: “Ho cantato in gruppi soul e blues. Ho fatto anche parte di un coro di musica sacra, dove ho conosciuto Vincenzo e Vincenzo che mi hanno coinvolto in questa ‘situation’. Ed eccoci qua.”
Vincenzo Gannuscio: “Io provengo dalla musica corale e liturgica e classica. Nasco nel classico coro di parrocchiale. Ho conosciuto Vincenzo e Kristian in un coro di musica antica.. “ Subentra Biondo: “Infatti noi tre ci siamo messi accanto per questo!” Gannuscio prosegue: “Ho studiato anche musica da camera, ben lontana dal jazz o dal musical.”
“Perché il nome Sei Ottavi?”
Risponde Massimo: “Il primo gruppo di musica a cappella si chiama Sette Ottavi. Quando ho deciso di riformarlo ho chiesto ai vecchi componenti di far parte nuovamente di esso ma la risposta è stata negativa. Ho chiesto allora di poter usare il vecchio nome ma non mi è stato ‘permesso’. Così ho scelto il nome Sei Ottavi, che è un bellissimo tempo musicale… “ Interviene Elisa: “E se lo dividiamo per due diventa tre quarti, tre donne e quattro uomini.” Direi che non fa una piega.
“Come vivete il rapporto con Palermo?E con la vostra terra in generale?”
Alice: “Fare musica in Sicilia è molto difficile. E lo diventa ancora di più quando hai la possibilità di andare fuori e renderti conto di come funzioni diversamente. È triste, considerando che a Palermo ci sono artisti bravissimi che purtroppo non vengono apprezzati.”
Continua Massimo: “Il dispiacere vero è capire che noi, come molti altri, lavoriamo moltissimo anche per dare lustro al luogo dal quale proveniamo. Questo tentativo viene notato dappertutto tranne che da noi. Riceviamo moltissime richieste di concerti da fuori, ci contattano attraverso il sito ma anche tramite il nostro manager che sta a Varese, ma dalla Sicilia … niente. Gli unici più grandi eventi che abbiamo organizzato a Palermo, sono stati i due spettacoli al teatro Biondo( Cinematica e Thanks for calling, n.b.), ma è stato per volontà nostra, siamo noi che abbiamo cercato il contatto e abbiamo organizzato il tutto. Siamo stati chiamati dal teatro Zappalà, che vivendo la nostra stessa situazione ha cercato di ottenere un minimo di visibilità, e noi ovviamente abbiamo accettato per far fronte a questo problema comune.” Elisa poi nomina i Neri per Caso, che nella situazione di ‘ignoranza’ comune, sono più conosciuti. “In effetti ognuno nel suo campo ha l’omologo che viene da fuori e che è più apprezzato, rispetto a chi magari nella propria terra fa la sua stessa musica.”
E poi parliamo di X-Factor, i Sei Ottavi fanno un resoconto sull’esperienza. Su cosa ha aggiunto al loro bagaglio o cosa ha tolto.
Chiara: “Essere conosciuti a livello nazionale, senza X-Factor e senza la tv in genere non sarebbe stato possibile, o quanto meno avremmo dovuto fare un percorso più lungo e più tortuoso. Questo ci permette oggi di fare concerti sul Monviso, a San Marino a Bolzano… “ e poi ironizza con la sua tipica flemma che la rende così affascinante: “… Da soli saremmo arrivati al massimo a Messina, perché c’è Elisa che è messinese…” poi continua: “ La visibilità maggiore è stato il più grande cambiamento attuato grazie al programma. X-Factor ci ha permesso di crescere, anche se in quelle condizioni era molto difficile fare le prove perché tutto era concentrato nell’arco di una sola settimana e dovevamo arrangiare il pezzo in quattro giorni, quindi i tempi erano sicuramente stressanti e ristretti. Però è stata un’ottima palestra per noi sia a livello musicale, sia a livello personale, convivere per tre mesi, rafforza l’armonia, i rapporti tra i singoli e per quello che facciamo noi è assolutamente fondamentale.”
“Pensate che un talent show come X-Factor o come qualsiasi altro programma, possa aiutare realmente un esordiente a farsi strada nel mondo della musica, o sia più giocato sull’audience al fine di rendere nota un’emittente televisiva?”
Massimo: “Entrambe le cose. L’idea personale che mi sono fatto è che per un programma televisivo cercano un cast televisivo. Non cercano il più bravo, ma tentano di acchiappare l’attenzione del pubblico attraverso la varietà dei caratteri. Sicuramente per un esordiente è un’ottima vetrina. Anche per noi è stato più importante partecipare ad X-Factor piuttosto che a Sanremo che si svolge nell’arco di una, due serate se va bene, mentre noi siamo stati tre mesi in Tv. Sicuramente è un meccanismo televisivo, non musicale, ma per chi come noi già faceva questo mestiere, questo meccanismo ci ha dato la possibilità di fare uno scatto in avanti sotto il profilo professionale, che altrimenti non avremmo fatto. Bisogna sicuramente essere molto forti, avere un saldo background artistico. Non puoi puntare sul colpo di fortuna e pensare di scalare il successo solo perché hai una bella voce, quindi se hai già una struttura per cui già lavori allora è un bene, ma se non hai studiato o lavorato precedentemente, è difficile percorrere un percorso musicale dopo aver fatto televisione. Anche perché corri il rischio di sentirti dire che sei solo un prodotto di quella televisione, di quel programma e nient’altro.”
A quanto pare non ci sono pareri dissonanti, ma Alice e Vincenzo G. aggiungono qualcosa: “Se non hai una conoscenza forte, uno studio progettuale alle spalle, nelle mani degli autori televisivi vieni totalmente plasmato. Fortunatamente noi siamo venuti fuori per quello che siamo, perché abbiamo lottato(volevano cambiare il nome al gruppo) e abbiamo una forte personalità come gruppo a prescindere dalla televisione, quindi l’immagine che ne è venuta fuori corrisponde perfettamente alla realtà, a come noi siamo. Tutti le liti, le discussioni, di cui sono protagonisti ragazzi giovani, nei vari reality, sono assolutamente veicolate. Di recente Maria De Filippi ha sostenuto che il pubblico si affeziona all’artista nel momento in cui viene a conoscenza di avvenimenti personali, io non sono d’accordo, in quanto gli episodi che trasmettono in tv sono del tutto falsi, studiati per attrarre un determinato spicchio di pubblico.”
Elisa: “Inoltre vengono fatti dei montaggi particolari, magari viene fuori tutto il contrario di quello che la persona interessata in quel momento voleva esprimere.”
Vincenzo G. : “Basti pensare a quel montaggio finale che fecero di una nostra testimonianza su Morgan e che è stata trasmessa quando noi non eravamo più lì per poter dire ciò che in realtà pensavamo.”
Massimo : “E non tralasciamo il fattore fortuna. Se un solista si cimenta in un genere più consumato, o gettonato, ha meno probabilità di entrare, paragonato a tanti altri solisti che fanno quello stesso genere. Noi abbiamo avuto l’audacia di provarci e abbiamo avuto la fortuna di essere gli unici all’interno del programma a fare quel genere di musica. Per cui agli autori serviva che ci fosse qualcosa di innovativo, qualcosa di diverso e dal canto nostro, siamo riusciti ad arrivare fin dove siamo arrivati perché eravamo unici rispetto al genere musicale che facciamo.”
Ed in effetti ammetto che durante i provini della seconda edizione, mi è capitato di vedere più spesso gruppi vocali che cercavano di seguire la strada dei Sei Ottavi o comunque, che dopo le loro esibizioni hanno avuto il coraggio di uscire allo scoperto e di tentare la sorte con il programma.
“Molto spesso, ad X-Factor, vi hanno detto che per voi non esiste un’adatta collocazione discografica. Cosa ne pensate?”
Vincenzo G. : “Al momento stiamo pensando ad un nuovo disco e questo è piuttosto indicativo di come la pensiamo al riguardo. Sicuramente il nostro mercato non è un mercato da disco di platino e ne siamo pienamente consapevoli, ma non è vero che non ci sia un mercato per la musica a cappella.”
Elisa : “Non c’è questo mercato in Italia e automaticamente il discografico non conosce questo stile.”
Vincenzo B. : “O meglio in Italia i discografici si sono messi in testa che quello che vende sia il solita stile Laura Pausini e non riescono a guardare oltre, perché pensano che il prodotto che vende e che da dei risultati sia quello.”
Alice : “Fuori dall’Italia c’è un mercato apposito per la musica a cappella, riconoscimenti importantissimi con tanto di Emmy Awards.”
Massimo: “Abbiamo avuto a che fare con la Sony, grazie ad X-Factor, ed era evidente il taglio che volevano dare al prodotto discografico. Ed è palese che noi non rientriamo nella richiesta discografica.”
Un’ennesima occasione mancata dunque, un modo di promuovere un nuovo stile, attraverso la televisione. E invece.
Vincenzo G. : “ La discografia non rischia. I grossi nomi sono quelli dei cantanti che riescono ad avere successo all’estero. Un Eros Ramazzotti, una Laura Pausini, oggi vendono e sono quello che sono grazie alla forza che gli viene data dal mercato estero. E non dimentichiamo che tutti gli ultimi dischi di Carmen Consoli sono tutti autoprodotti, perché il mercato va alla ricerca dell’acquisto facile.”
Elisa: “Quindi visto che c’è crisi e dischi non se ne vendono, ci accontentiamo di fare teatro.” Ironica, il visetto che si distende in un’espressione furbetta.
E io penso che sia un gran fortuna, almeno me li godo di più live.
“Qual è la scintilla che vi porta alla creazione di un nuovo spettacolo? Qual è l’iter creativo?”
Kristian: “ Credo che tutto derivi dalla voglia di sperimentare cose nuove. Prima di X-Factor siamo arrivati ad un punto in cui il nostro repertorio si era consolidato su un determinato tipo di brani. Dopo invece, eseguendo nuove cover ogni settimana durante la gara, abbiamo scoperto che il cimentarci in pezzi nuovi e diversi ci piaceva. Nel caso di Cinematica, credo che l’esigenza sia stata di orientare le nostre energie su qualcosa che ci rappresentasse in pieno. Qualcosa in cui la musica la facesse da padrona, così come il teatro e il cinema.”
Massimo: “ Abbiamo cercato di creare qualcosa che piacesse a noi ovviamente, ma anche al pubblico. Abbiamo dovuto trovare un tema da adattare al nostro stile ma che piaccia non solo a noi ma anche a chi ci ascolta.”
Kristian: “ Si tratta di fermarsi e raccogliere e mettere in pratica tutte le idee avute precedentemente, rimettendole in ordine secondo una struttura unificante.”
Massimo: “ E ci sono persone che ci propongono nuovi brani anche attraverso il nostro sito.”
“In base a cosa scegliete di eseguire un pezzo. Quali sono le caratteristiche di cui tenete conto?”
Vincenzo B. : “Scegliamo un pezzo in base all’adattabilità e alle voci, perché molto spesso gli arrangiamenti ricalcano fedelmente l’originale. Quindi se un brano per la sua struttura, può essere pensato anche per voi, viene sicuramente più facile trascriverli. Una volta stesa la prima bozza cerchiamo suoni che ci possano piacere di più, ognuno mette a disposizione la propria idea e decidiamo chi di noi sia più adatto ad eseguire il pezzo come solista.”
Alice: “E ovviamente il brano che scegliamo deve piacerci.”
Elisa: “Inoltre evitiamo quei brani che hanno troppi suoni elettronici. Siamo sempre voci, non possiamo esagerare con l’elettronica, anche se ultimamente ci stiamo attrezzando con diversi effetti vocali.”
“Vedendovi sul palco salta subito all’occhio la sintonia che vi lega. Si tratta di una sintonia puramente musicale o che va al di fuori, toccando anche l’aspetto privato?”
Alice: “Eh certo litighiamo ogni tanto, altrimenti non saremmo umani. Il litigio è comunque un momento di crescita e confronto, quindi da uno scontro riusciamo a tirare fuori le premesse per continuare a lavorare serenamente.”
Massimo: “Ci sono problemi a diversi livelli. Organizzativi, logistici, personali. C’è un tocco molto forte che è quello dell’obbiettivo. Quando ci accorgiamo che stiamo andando in una direzione diversa rispetto a quella che ci eravamo proposti, ricuciamo il tutto e ci muoviamo verso lo scopo comune. Ci sono scontri più leggeri, scontri più duri. Ma quando ci si diverte sul palco insieme e con il pubblico dimentichiamo qualsiasi attrito.”
E per concludere: “ Scegliete singolarmente una canzone o un artista che pensate vi rappresenti.”
Kristian: “ Non che mi rispecchi, ma un artista che mi piace molto è Paul McCartney.”
Le parole di Kristian mi tirano fuori una battuta sulle supposizioni che riguardano la vera identità del cantante: “Ma dicono che in realtà sia morto e sia stato sostituito da un sosia…”
Alice: “ Eh vabbè, dicono anche che Michael Jackson sia ancora vivo … “
La parentesi babbìo si chiude.
Vincenzo G. : “Io mi rifuggo spesso in De Andrè. ‘Anime salve’ è la mia canzone.”
Chiara: “Battiato.”
Elisa: “’On my own’, tratta dal musical ‘I Miserabili’. Nella mia vita ho visto tanti musical, ma questo è stato quello che mi ha colpito di più. Sono uscita dal teatro in lacrime, commossa moltissimo. E poi questo brano mi ha portato fortuna, perché l’ho eseguito durante il provino per ‘Corleone’.”
Alice: “Norma Winstone è il mio mito. Molti dei suoi brani li ho inseriti nel mio repertorio, mi piace moltissimo.”
Massimo: “ Mentre loro parlavano, questa canzone mi è tornata in mente quattro volte. Si tratta della canzone che Nicole Kidman e Ewan McGregor cantano in Moulin Rouge e s’intitola ‘Until the end of time’. Mi commuove profondamente, nell’ambito del film mi commuoveva particolarmente perché provenendo io dal musical ho visto una sintesi tra cinema, musica e teatro. La scelta non è assoluta ma mi è venuta in mente anche adesso, potrei dirti anche ‘Blackbird’.”
Vincenzo B. : “Dal musical ‘Jesus Christ Super Star’ sceglierei ‘Heaven on my mind’. Evvai finalmente l’ho trovata! “Conclude scherzando.
E anche da questo è facilissimo notare quanto siano diversi e quanto contribuiscano all’arricchimento del loro repertorio queste diversità.
A fine intervista i Sei Ottavi accettano di fare il saluto a bloggalo! E a me non resta che aspettare che arrivino le dieci per sentirli nuovamente dal vivo.
Esibizione fantastica, costellata di pezzi come “Sweet dreams”, o “Profondo rosso” dei Goblin, e addirittura “Clint Eastwood” dei Gorillaz. Una menzione a parte per “Past time with good company”, un brano composto da Enrico VIII nel 16° secolo che i nostri eroi rivisitano in chiave swing.
E adesso non mi resta che congedarmi e ringraziare i Sei Ottavi per l’estrema disponibilità e sincerità con le quali hanno condotto questa intervista, per le foto, per la loro dolcezza e per quel tocco di sarcasmo che ha reso tutto più vivo e colorato. Non si tratta di semplici artisti, ma di persone con una grande umiltà e con una sensibilità che va oltre la percezione comune.
Ringrazio anche il sindaco di Capaci, Benedetto Salvino, per averci fornito la location adatta all’intervista.
E ringrazio anche Manuela, la mia carissima amica e ora anche collega. Lontana in questa bella occasione, ma sempre vicina a me.
I Sei Ottavi sono:
Elisa Smeriglio
Chiara Castello
Alice Sparti
Kristian Andrew Thomas Cipolla
Vincenzo Biondo
Vincenzo Gannuscio
Se volete saperne di più sui Sei Ottavi visitate i seguenti siti:
http://www.seiottavi.com/
http://www.myspace.com/seiottavi
http://www.cinematicashow.com/
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Bravo Paolo80 !!!
Fanno lo stesso con i Neri Per Caso:
” …Elisa poi nomina i Neri per Caso, che nella situazione di ‘ignoranza’ comune, sono più conosciuti. ”
Mi ricorda “La volpe e l’uva” !
Allora, ci sono piu di un milione di “ignoranti” in Italia, che hanno comprato i dischi dei Neri Per Caso.
Sono una ignorante , allora!
E ci sono tanti altri, che l’anno scorso hanno regalato il disco d’oro all’ultimo album dei Neri e sono ignoranti anche quelli del RARB e CASA (premi che hanno vinto nel 2008/2009).
6/8, siete anche bravi, ma questo vostro comportamento è proprio fastidioso, fin da X Factor.
Pensate di piu alla vostra musica e lasciate stare gli altri.
Ragazzi mi sento in dovere di rispondere.
1- I Sei Ottavi non nominano Laura Pausini perchè Laura Pausini fa schifo.
La nominano perchè è l’esempio perfetto (con o senza merito) sul quale la discografia investe senza badare ad altri generi che effettivamente hanno l’approvazione del pubblico ma sui quali la discografia non investe.
2- La parola ignoranza è stata usata da me, forse in modo non esattamente consono,per delineare la situazione che Elisa stava descrivendo.
Elisa non dice che chi ascolta i Neri per Caso è ignorante, o che i Neri per Caso siano pessimi.
Semplicemente che non esistono solo i Neri per Caso a fare musica a cappella ma tanti altri gruppi che purtroppo sono relegati entro degli angoli.
Io ho fatto l’intervista e io conosco benissimo i toni che i ragazzi hanno usato con me. Non erano polemici nè offensivi verso nessuno.
Se poi dobbiamo parlare di x-factor, i montaggi che hanno fatto dei loro rwm parlano da soli
E personalmente, io preferisco i Sei Ottavi ai Neri per Caso
Mi piace perchè quando qualcuno vorrebbe sfondare e non riesce a farlo,pensa di risolvere la cosa prendendosela e lanciando frecciatine contro chi ha avuto più fortuna (E forse più talento) di lui.Ragazzi,se annaspate non potete avercela con Laura Pausini perchè il pubblico ha scelto liberamente di premiare lei,preferendo la sua musica alla vostra.Lei lavora ed è soggetta al giudizio e al libero arbitrio del pubblico come voi,quindi è inutile che a voi dia fastidio che molta gente la preferisce.